Letture Settimanali
settimana del 8 giugno 2008

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'L'eterno presente di Dio'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, The Now of Loving,” THE SELFLESS SELF (London: DLT, 1993), p. 36-37

Se siamo nella condizione di praticare “abbastanza” meditazione per cavarcela o abbastanza per raggiungere qualcosa, non abbiamo ancora iniziato a meditare. Ma quando ci rendiamo  conto che abbiamo solo iniziato un viaggio che non terminerà se non alla fine della nostra vita, allora sì, abbiamo imparato qualcosa. Questo momento di consapevolezza e di adesione lo chiamiamo “impegno”. Lo si può ben descrivere come momento di Grazia e di consapevolezza, perché in esso facciamo esperienza del nostro significato più profondo e realizziamo l’importanza della preghiera per essere pienamente vivi. Meditiamo, non tanto per sapere perché siamo vivi, quanto per vivere in modo diverso, per vivere più pienamente. […]

La meditazione stessa è un’esperienza di apprendimento, letteralmente una “disciplina”. Solo la disciplina ci insegna la verità, e solo la pratica ci porta al risveglio. La disciplina della meditazione è una scuola. È una scuola di amore e la nostra crescita dentro a questa scuola è una vera crescita nella disciplina dell’amore. Ci insegna ciò che abbiamo bisogno di conoscere per  poter vedere con il cuore, per vivere dal centro, per abbracciare tutto con ogni fibra del nostro essere. Ci insegna quello che dobbiamo sapere per realizzare il nostro destino essenziale  in quanto esseri umani, ovvero essere se stessi per l’eternità. Il destino umano è un destino per la vita eterna… La maggior parte di noi inizia a meditare proprio nel momento in cui si è parzialmente ben assestato ad  un tipo di  vita limitata . Ma ha iniziato anche a capire che si  tratta di un errore.

È facile ritrovarsi a vivere dentro ad  una vita limitata perché è una vita vissuta all’interno di molte barriere di protezione. Sembra una vita sicura e protetta… [Ma] l’opzione più stimolante per ciascuno di noi è vivere eternamente, ovvero rispondere alle verità ultime  sulla nostra esistenza, sulla nostra  identità e sulla morte. Rendersi conto che siamo fatti per l’eternità supera il potere della nostra immaginazione e significa non solo essere fatti per la vita del mondo a venire ma per la vita vissuta pienamente ora. Essere pienamente vivi richiede tutto ciò che siamo, in ogni momento… Forse allora non ci sorprende che preferiamo ridurre la nostra vita attraverso delle barriere protettive… Eppure la vita è più forte delle nostre paure…

Vivere eternamente significa vivere totalmente nel momento presente. L’eternità è l’adesso permanente e mentre impariamo a vivere eternamente nel presente, impariamo la verità sull’amore.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Ramon Lull, testi 78, 97 (Spagnolo, 13esimo secolo), UN’ANTOLOGIA DI MISTICISMO CRISTIANO, a cura di . H.D. Egan, SJ (Collegeville, MN: The Liturgical Press, 1996), p. 287

L’Amante gridò forte a tutti e disse: “Amore vi ordina di amare sempre – nel camminare e sedersi, nella veglia e sonno, nel parlare e tacere, nel comprare e vendere, nel piangere e ridere, nella gioia e dolore, nella vincita e perdita. In qualunque cosa tu faccia, devi amare, perché questo è il comandamento dell’Amore. […] Chiesero all’Amante: “Da dove vieni?” Rispose: “Dall’amore.” “Come vivi?” “Per amore.” “Dove vai?” “All’amore.”