Letture Settimanali
settimana del 5 marzo 2006

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'Carissimi Amici'

Un estratto da Laurence Freeman OSB - WCCM Newsletter agosto 1997, p. 5-6

L'amicizia è naturale e necessaria, capace di portarci all'amicizia con il Dio che è Amicizia. Ma sussiste sempre una parte di noi che la nega e la rifiuta. Noi neghiamo la prima asserzione di Dio sulla persona umana: non è bene per l'uomo essere solo. Qualche tempo fa, ad una riunione di AA mi sono reso conto di quanto questo sia vero: un giovane ha descritto il suo lento recupero, un lavoro nuovo, un nuovo inizio nel suo matrimonio con la fedele e amata moglie. Ha raccontato con voce tranquilla la forza opprimente contro la quale stava lottando, che gli indicava di liberarsi di sua moglie e di tutti gli altri legami per poter ricominciare a bere...

Tutti noi abbiamo l'autocoscienza scandalosamente chiara dell'alcolizzato. E sebbene pochi siano in grado di affrontare l'ombra che è dentro di noi, perfino durante gli attacchi più miti, ogni matrimonio, amicizia e comunità patisce l'ombra dell’isolamento e della paura... Forse, questo accade perchè nella nostra psiche nasce la certezza di non essere amati e di essere persone sgradevoli...

L'unico modo di convivere con la nostra ombra è camminare dentro di lei. Ad ogni modo, non possiamo proseguire da soli per lungo tempo senza provare disperazione o senso di auto-distruzione. L'amicizia, che nasce dall’amicizia di Dio per noi e ad essa ritorna, e che Gesù condivide con ogni essere umano, ci consente di camminare nell'ombra senza paura... Esiste una buona ragione per la quale noi riusciamo ad affrontare e abbracciare la nostra ombra: Gesù, luce del mondo, ha camminato nell'ombra. Lui ha sopportato il peso dell'ombra che noi abbiamo chiamato ”peccato” e da esso si è fatto distruggere. Ma in quella distruzione lui è rimasto vigile ed è andato ben oltre la “notte” del suo tradimento e della sua morte, giù fino agli inferi dai quali sorge l'ombra. La sua discesa agli inferi e la sua ascensione in cielo significano che non esiste ombra che possiamo incontrare, che non sia stata onorata dalla sua luce. C'è una terribile oscurità nel mondo e nelle relazioni umane. Ma non esiste l’oscurità assoluta. Nelle ombre peggiori noi incontriamo il crocifisso e il risorto...

Come facciamo a camminare nell'ombra e a permetterle contemporaneamente di essere illuminata? Qui, la meditazione è il grande maestro. Ripetendo il mantra con fede e amore alla presenza del Cristo nostro amico, siamo sempre più in grado di abbracciare ed incorporare il nemico che è dentro di noi, tanto da farne un servitore piuttosto che un tiranno. Questo potrebbe divenire - all'interno di un certo percorso - un fattore positivo per aiutarci a vedere che il nostro vero “sé” è sempre stato e può soltanto essere un Amico. Più noi meditiamo più ci rendiamo conto di quanto il mantra stesso sia un amico. Come tutti gli amici, una volta prescelto, dobbiamo imparare ad essergli fedeli. Esso penetra nell'ombra dell'ego e si unisce in amicizia alla Parola che è Gesù, sempre in unione e in amicizia, con tutti... Lungo la strada impariamo che i pellegrini sono amici. Capiamo che gli amici sono altri "noi stessi" e che in relazione con loro noi siamo una cosa sola con il vero “sé” nel quale non esistono divisioni. Noi vediamo che Cristo ci ha scelti come suoi amici, ci ha esaminati, per inoltrarci sulla via dell’amicizia con Dio.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Laurence Freeman, OSB - WCCM Newsletter agosto 1997, p. 6

Un’immagine che parla del grande mistero dell'amicizia di Cristo con l’umanità mi colpì un giorno [a Firenze] mentre salivo gli scalini della cripta della Chiesa Abbazia di S. Miniato. A metà della scalinata mi apparve la vista continua della lunghezza della basilica che terminava alla porta aperta della chiesa. Alcuni pollici più alto, ed io avrei visto la prospettiva panoramica di Firenze che San Miniato domina dalla sua posizione sulla collina. Ma dal punto in cui mi trovavo in quel momento potevo vedere soltanto il cielo sereno e brillante incorniciato dalla scura intelaiatura della porta ed il buio dell’interno della chiesa... Non c'era nulla da vedere eccetto il vuoto chiaro e totale del cielo, luce pura incorniciata da un’ombra interna. Una volta Gesù descrisse sé stesso come una via d'accesso attraverso la quale noi passiamo nell’immensità di Dio. Egli ci insegna questo attraverso la sua amicizia con noi ed attraverso tutti gli amici.