Letture Settimanali
settimana del 4 febbraio 2007

Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader)

'Il labirinto'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, GESU' IL MAESTRO INTERIORE (Ed. Dehoniane, Bologna - 2004), p. 286-287

Se vogliamo abbracciare l’eternità della pienezza dell’essere (l'“IO SONO” di Dio), dobbiamo prima affrontare la dura realtà della transitorietà e del vuoto. C'è sempre la tentazione di ridurre l’intensità, di sprofondare in un livello inferiore di consapevolezza, perfino di addormentarsi. Il Buddha ammoniva a non oscurare la mente in questa o in qualsiasi altra fase del cammino con sostanze inebrianti o sedativi, esaltanti o deprimenti. Gesù esortava tutti a essere pienamente consapevoli:

State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. [...] Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!". (Mc 13, 33.35-37).

Nella lettera agli Efesini, Paolo dice che questo stato di veglia conduce ai “poteri spirituali di saggezza e di visione”, fino alla gnosi, o conoscenza spirituale. Ma, nonostante la fede più profonda, il triste senso di separazione non scompare immediatamente anche quando comincia a splendere la saggezza. Il muro dell’ego può sembrare un ostacolo insormontabile, un punto morto che non ci lascia andare in alcun luogo. Ma, come ci ricorda la risurrezione, quella che ci appare e sentiamo come la fine non lo è. Se affrontiamo l'egoismo in cui ci trinceriamo e ne riconosciamo la lenta morte, la meditazione ci aiuterà a verificare la nostra risurrezione nella nostra esperienza.

La legge della natura più bassa, del karma, e il dominio dell’ego con i suoi limiti regneranno fino a che ... fino a che non si aprirà un varco nel muro. Dapprima verrà tolto un mattone come da una mano invisibile, e noi scorgeremo una prospettiva superiore a quanto avessimo mai immaginato di essere o di poter conoscere. E’ un esperienza, che però conosciamo in modo diverso da qualsiasi cosa mai sperimentata prima. Non siamo più la persona puramente individuale che credevamo di essere. La vita è cambiata in modo irreversibile. Noi viviamo, e tuttavia, come San Paolo, non viviamo più.

Io sono in quanto non sono.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Meister Eckhart, THE BEST OF, ed. Halcyon Backhouse (New York: Crossroad, 1996), p. 96

“Cos’é la preghiera del cuore solitario?” La mia risposta è che il distacco e la vacuità non possono pregare affatto, poiché chiunque preghi desidera qualcosa da Dio: qualcosa da aggiungere o qualcosa da allontanare. Ma il cuore distaccato non desidera nulla, né ha qualcosa da dare. Quindi, non ha preghiere; la sua unica preghiera consiste nell’essere tutt’uno con Dio.