Letture Settimanali
settimana del 30 marzo 2008

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'Cari Amici'

Un estratto Laurence Freeman OSB, “Cari Amici,” gennaio 1997 Newsletter internazionale WCCM

Far sì che la consuetudine della meditazione quotidiana si instauri fra le altre consuetudini delle nostre vite, non solo velleitariamente ma di fatto, è una sfida per la maggior parte di noi; che richiede il meglio noi. È una iniziazione mondana alla legge cosmica del sacrificio.

In una storia indù si racconta di come Visnù soleva venerare ogni giorno la divinità Shiva offrendole mille fiori di loto ai suoi piedi. Una volta, dopo un migliaio di anni di tale devozione, si accorse nel deporre i fiori che ce ne erano solo 999 quel giorno. (Cose che succedono...) Senza esitare, si cavò un occhio, bello, dalla forma di loto, e completò la sua offerta ponendolo tra gli altri 999.

La venerazione è un altro modo di concepire la rinuncia di sé che è la dinamica alla base della meditazione e di ogni forma d’amore. Essa ci offre un modo diverso di guardare al sacrificio. Non come alla perdita di qualcosa di prezioso, qualcosa che ci viene strappato mentre interiormente scalciamo e strilliamo. Ma come a una preziosa opportunità per entrare in una gioia e in un appagamento più grandi. Il dare e il ricevere in questi momenti è un dono di lode che riunisce il nostro intero essere e ci unifica e ci rende più semplici nell’inattesa alchimia d’amore.

Questo è il lavoro multidimensionale del mantra nella meditazione ed è il motivo per cui dobbiamo essere tanto semplici nel dire il mantra in modo che tutte queste dimensioni si armonizzino e sviluppino insieme. Non si tratta solo di un sacrificio di tempo… il sacrificio include anche i nostri pensieri e l’immaginazione, le cento e una conversazioni in tutti i livelli della nostra mente. Come è stato per Visnù, è l’offerta di tutto il nostro modo di vedere e conoscere, una cecità parziale e temporanea che è un atto di fede verso un modo di vedere e conoscere diverso e più grande.

Il mantra introduce… nell’esperienza di preghiera un atto spontaneo di lode che coinvolge il nostro intero essere. Non semplicemente dire a Dio… quanto onnipotente, onnisciente e onnipresente “lui” è. Ma accettare l’invito connaturato alla nostra stessa esistenza a diventare come Dio è: per grazia, per adozione, per amore.

In questa cooperazione di grazia e natura, il nostro essere viene reso completo. Cristo il guaritore è all’opera proprio nell’unire la profondità e la superficie, l’interno e l’esterno, in un puro dono di lode che è nostro e suo, mentre siamo in ascolto del mantra. Come padre John insegnava, la nostra meditazione diventa preghiera pura non tanto nell’impegno a recitare il mantra a dispetto delle distrazioni, quanto piuttosto nella naturalezza del nostro ascoltare il mantra.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.