Letture
Settimanali Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader) 'Crescere in Dio' Un estratto da John Main OSB, LA VIA DELLA NON-CONOSCENZA (Edizioni Appunti di Viaggio, Roma - 1997), pag. 104-106 Più
a lungo dura la nostra meditazione e resistiamo alle difficoltà
e alle false partenze, più ci risulterà chiaro che dobbiamo
proseguire se vogliamo che la nostra vita sia ricca di significato e di
profondità. Mai dobbiamo dimenticare come si medita: ripetendo
il nostro mantra dall'inizio alla fine della meditazione. Si tratta di
un presupposto fondamentale, assiomatico, e non dobbiamo lasciarci dissuadere
circa la sua veridicità. ... [La] disciplina, l'ascesi meditativa
esigono da noi il rispetto di un'unica condizione assoluta: che si rinunci
a sé, alle propire idee, alle analisi, ai propri sentimenti, in
maniera così assoluta da essere completamente a disposizione dell'Altro...
Qual’è la differenza tra realtà e irrealtà? Penso che uno dei modi capirlo è guardare all’irrealtà come al prodotto del desiderio. Tra le tante cose, dalla meditazione impariamo a rinunciare ai desideri; e impariamo a farlo perché siamo consapevoli di essere chiamati a vivere appieno il momento presente... La realtà richiede immobilità e silenzio. E questo l'impegno che ci assumiamo nel meditare. Come noi tutti scopriamo per esperienza, è attraverso l'immobilità e il silenzio che impariamo ad accettarci per quelli che siamo. Forse ciò può suonare strano a noi contemporanei e soprattutto ai cristiani di oggi, abituati alla tensione: "Non dovrei forse ambire a qualcosa di più? Se non sono una brava persona, non dovrei forse desiderare di essere migliore?”. La vera tragedia del nostro tempo è che noi desideriamo con tanta intensità essere felici, aver successo, ricchezze, potere e quant’altro che non facciamo che pensare a come potremmo essere. Solo raramente riusciamo a conoscere noi stessi per come realmente siamo ed accettiamo la nostra situazione. La saggezza tradizionale ci insegna che esistiamo e che siamo quel che siamo. Può darsi che siamo dei peccatori, nel qual caso è importantissimo che ce ne rendiamo conto. Ma ancor più importante per noi è sapere per esperienza che Dio è il fondamento del nostro essere e che siamo profondamente radicati in lui... E' di questa stabilità che abbiamo bisogno; non del continuo sforzo, della perenne tensione determinati dal desiderio,bensì della stabilità e della pace che ci deriva dal fatto che il nostro spirito affonda le sue radici in Dio. Siamo tutti invitati ad imparare nella meditazione, nel nostro silenzio in Dio, che in Lui troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. La meditazione è la via suprema alla fede, all’impegno. Se non si fonda sull'adesione a ciò che è reale - e quindi a ciò che è eterno - ogni nostra iniziativa rimane priva di ogni significato, superficiale. In quanto cristiani siamo chiamati a scoprire ora, direttamente, di persona, ciò che è reale ed eterno; e una volta scopertolo, a vivere la nostra vita lasciandoci guidare dall’amore. Invito sottinteso nelle parole di Gesù: ... "Chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia" (Gv 7, 18). Scopo della meditazione è di far si che non vi sia in noi alcunché di falso o illusorio ma soltanto realtà, soltanto amore. Solo Dio. Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione. Dopo la meditazione Un brano da Sant'Agostino, “Le confessioni,” AN ANTHOLOGY OF CHRISTIAN MYSTICISM, ed. Harvey D. Egan (Collegeville, MN: The Liturgical Press, 1996), pag. 68 Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te... Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato... |