Letture
Settimanali Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader) Un
brano da Laurence Freeman, GESU' IL MAESTRO INTERIORE (EDB - Bologna,
2004),
Tuttavia, il senso di separazione da Dio è necessario per l'individuazione spirituale. E' particolarmente doloroso e sconcertante per le persone religiose. Il loro primo contatto con il Regno più che una scoperta di Dio può sembrare una perdita, o addirittura un sacrilego rifiuto del Dio che una volta era stato presentato loro con tanta certezza. Ma attraverso il terribile vuoto dell'assenza, Dio si incontra nel timore della presenza pura. Lentamente si fa strada in noi l'idea che perdere l'immagine sia il requisito per trovare l'originale. Perdere la via è il vero modo di cercare Dio. Questa verità sulla visione di Dio rivela un'altra legge che forse non ci accorgiamo nemmeno di seguire: che per trovare il nostro vero sè dobbiamo perdere il nostro ego. Per approfondire un rapporto, dobbiamo lasciare l'altro. Allora l'assenza si trasforma impercettibilmente nel mistero della presenza. Alla fine ci accorgeremo che l'assenza di Dio è soltanto il fallimento dei nostri poteri di comprensione, quando cerchiamo di afferrare la vera presenza di Dio. Tutto ciò che possiamo dire con precisione su Dio, secondo San Tommaso d'Aquino, è che Dio è, non cosa è. Perciò, il nostro rapporto con Dio è simile al mistero che noi siamo a noi stessi. Se è vero che Dio resta sempre per noi un mistero, è anche vero che noi siamo un mistero per noi stessi. In fondo il mistero è che noi esistiamo, è che qualsiasi cosa esiste. Questo stupore è una qualità umana fondamentale e, secondo Aristotele, la chiave di volta della filosofia. Lo stupore di essere umani è contingente al mysterium di Dio. Questo mistero di Dio è la primaria affermazione biblica su Dio. Nonostante tutto il pensiero e il rituale che esso ha accumulato, la conoscibile inconoscibilità di Dio è il punto essenziale della teologia cristiana. "Se riuscite a comprenderlo", dice Sant'Agostino, "allora non è Dio. Se riusciste a comprenderlo, allora comprendereste qualche altra cosa invece di Dio. Se riusciste a comprenderlo anche parzialmente, sareste ingannati dai vostri stessi pensieri." (Agostino, Sermone 52) Questa radicale umiltà (e umorismo) di fronte all'ineffabile mistero di Dio è il fondamento della tradizione cristiana. Dal cuore di questa tradizione proviene un'autorità liberatrice. I suoi maestri indicano la via del Regno con una saggia mancanza di conoscenza, un'ignoranza umile e sapiente. Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione. Dopo la meditazione Una selezione da Rumi, “The Level of Words,” THE SOUL OF RUMI: A New Collection of Ecstatic Poems, tr. Coleman Barks (New York: HarperCollins, 2001), p. 77 IL LIVELLO DELLE PAROLE |