Letture Settimanali
settimana del 28 gennaio 2007

Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader)

'Il punto di crescita'

Un estratto da John Main OSB, MOMENT OF CHRIST (New York: Continuum, 1998), p. 10-11

Fare meditazione non significa imparare a fare qualcosa, bensì imparare ad essere. Essere se stessi, entrare nel dono della propria esistenza. Durante la meditazione impariamo la priorità insita nell’andare oltre l’azione. In realtà, nessuna azione ha significato, o quantomeno un significato profondo e duraturo, se non sgorga dalla profondità del nostro essere. La meditazione ci conduce lontano dalla superficialità verso la profondità. Imparare ad essere vuol dire iniziare a vivere la vita pienamente.

Questo è il nostro invito. Imparare ad essere una persona completa. Il mistero relativo alla rivelazione Cristiana ci dice che vivendo appieno le nostre vite non vivremo più come se stessimo esaurendo una scorta limitata di vita che ci è stata donata alla nascita. Gesù ci ha insegnato che la vita ci riempie infinitamente quando diventiamo una cosa unica con la fonte della nostra esistenza,con il nostro Creatore, con Colui che descrive se stesso come “Io sono”.

L’arte di vivere le nostre vite come esseri umani completi, è l’arte di vivere pienamente l’eterna freschezza delle nostre origini partendo dal nostro centro, dallo spirito che sgorga dalla mano creatrice di Dio. L’aspetto più inquietante della vita moderna tanto materialistica è il fatto che è talmente superficiale da non prendere seriamente in considerazione tutte le possibilità che sono lì per noi, se solo ci concedessimo il tempo di intraprendere la disciplina della meditazione…

Secondo la visione Cristiana, una guida ci conduce verso la fonte della nostra esistenza, e la nostra guida è Gesù, l’uomo pienamente realizzato, totalmente aperto a Dio. Durante la meditazione quotidiana può capitare di non riconoscere la nostra guida. Ciò avviene perché il viaggio cristiano è sempre un viaggio di fede. Ma più ci avviciniamo al centro della nostra esistenza, più entriamo nel nostro cuore, più scopriamo di essere accolti dalla nostra guida, accolti da Colui che ci ha mostrato la via, dalla persona che invita ciascuno di noi a vivere la pienezza personale dell’essere. Le conseguenze o i risultati della meditazione sono proprio questa pienezza della vita – armonia, unicità ed energia. Un’energia divina che noi troviamo nel nostro cuore, nel nostro spirito. Questa energia è l’energia di tutta la creazione. E, come Gesù ci dice, è l’energia l’amore.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da “Directions to Hesychasts,” capitolo 90, THE PHILOKALIA: Writings on Prayer of the Heart, tr. E. Kadloubovsky (Londra: Faber and Faber, 1992), p. 257-58

San Isacco disse, “L’amore che scaturisce dall’esterno é come una piccola lampada la cui fiamma é alimentata dal petrolio, o come un torrente nutrito dalle piogge dove il flusso si arresta quando le piogge cessano. Ma l’amore che ha per oggetto Dio è come una fontana che sgorga. Il suo flusso non si ferma mai poiché Dio è la fonte di questo amore ed è anche il suo nutrimento, che non scarseggerà”.