Letture Settimanali
settimana del 26 marzo 2006

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Carissimi amici,

Un estratto da Laurence Freeman OSB: gennaio 1997 WCCM International Newsletter

Far sì che il modello di meditazione quotidiana possa integrarsi realmente all’interno delle nostre vite rappresenta una grande sfida per ognuno di noi. E’ una introduzione terrena alla legge cosmica del sacrificio. Secondo un racconto indiano, Vishnu andava quotidianamente a venerare Shiva offrendo ai suoi piedi mille fiori di loto. Un giorno, migliaia di anni dopo l’inizio di tale forma di adorazione, egli scoprì, deponendo i loto ai suoi piedi, che quel giorno ve ne erano solo 999. (Tali cose possono capitare di tanto in tanto). Senza indugio, egli strappò uno dei suoi bellissimi occhi a forma di loto e con esso completò l’offerta collocandolo tra i 999 loto.

L’adorazione è un altro modo per comprendere l’auto rinuncia, che è l’energia alla base della meditazione e di tutte le forme di amore. Essa ci offre un modo diverso di vedere il sacrificio. Non come la perdita di qualcosa di prezioso, qualcosa che ci strappato mentre tiriamo calci ed urliamo. Ma come una preziosa opportunità per conoscere una gioia e una realizzazione addirittura più grandi. Accettare e concedere tali momenti è un dono di gloria, che raccoglie la nostra intera esistenza, ci unifica e ci semplifica nell’ inaspettata alchimia dell’amore.

Questo è il lavoro pluridimensionale del mantra durante la meditazione ed è per questo che noi dobbiamo essere semplici nel pronunciarlo se vogliamo che tutte queste dimensioni vengano armonizzate e si sviluppino insieme. Non si tratta soltanto di un sacrificio di tempo ... il sacrificio include i nostri pensieri e la nostra immaginazione, le migliaia di conversazioni a tutti i livelli della nostra mente. Come è stato per Visnu, noi offriamo tutto il nostro modo di vedere e conoscere, una cecità temporanea e parziale che rappresenta un atto di fede nell’altro e un modo infinitamente grande di vedere e conoscere.

Il mantra ci introduce in un’esperienza di preghiera, uno spontaneo atto di lode che coinvolge la nostra intera esistenza. Non si tratta solo di dire a Dio quanto ”Egli” sia onnipotente, onnisciente e onnipresente. Ma accettare l’invito inerente la nostra stessa esistenza per diventare come è Dio: per grazia, adozione, amore. In questa cooperazione di amore e natura la nostra esistenza viene resa completa. Cristo il guaritore è all’opera per unire la profondità e la superficie, l’interiore e l’esteriore, nel puro dono di lode, che è nostro e suo nel momento in cui ascoltiamo il mantra. Come insegna P. John, la nostra meditazione diventa una preghiera ancora più pura non solo mentre pronunciamo il mantra e allontaniamo la distrazione, ma nella serenità dell’ascolto.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da “At Blackwater Pond,” di Mary Oliver, NEW AND SELECTED POEMS (Boston: Beacon Press, 1992), p. 206

A Blackwaterpond le acque agitate si sono calmate
dopo una notte di pioggia.
Immergo le mie mani a forma di coppa. Bevo a lungo.
Ha il sapore di pietra, di foglie, di fuoco. Cade fredda lungo il mio
corpo risvegliandone le ossa. Le sento dentro di me mentre
bisbigliano “oh, quale cosa bellissima è appena successa?”