Letture Settimanali
settimana del 26 febbraio 2006

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'Terza Lettera'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, THE WEB OF SILENCE (London: Darton, Longman, Todd, 1996), p. 35-36

La trasformazione della mente a cui San Paolo sollecitava la gente della prima chiesa, è il risultato della trascendenza e dell’integrazione. La meditazione è una pratica realmente potente che ci conduce direttamente al cuore di questa trasformazione. In quanto gente moderna - non solo intellettuali, ma persone caratterizzate da una cultura prettamente cerebrale – desideriamo comprendere come questo può accadere. Cerchiamo di misurarlo ed escogitiamo metodi scientifici per razionalizzarlo. Tutto questo non danneggia la meditazione, che pazientemente attende il nostro inevitabile passo di fede al di là del pensiero. Il mantra rappresenta un piccolo passo, che intrapreso la prima volta, potrà poi essere ripetuto per sempre. E’ nell’impotenza e nella semplicità del mantra che noi scopriamo la grande forza della meditazione. Attraverso il totale impegno nel lasciare andare i nostri pensieri, esso dà vita, in noi, al potere della fede che smuove la montagna dell’ego.

Pronunciare il mantra e liberarci da pensieri e dalle fantasie è come camminare sull’acqua. Sembra impossibile, come lo fu per Pietro sul Lago di Galilea, ma è proprio ciò che siamo chiamati a fare. Quando la nostra attenzione vacilla, quando “dubitiamo”, sprofondiamo nei pensieri e solamente quando riusciamo ad uscirne, in piena consapevolezza, possiamo ricominciare. La distrazione, e il successivo ritorno al mantra, ci insegna con semplicità che esiste qualcosa di più grande del pensiero, uno stato di gran lunga più vitale del solo "pensare" alla vita.

Uno degli affreschi conservati presso l’Abbazia Benedettina di Monte Oliveto (Italia) racconta la storia di Mauro e Placido, due discepoli di San Benedetto. Mauro viene mandato a soccorrere Placido che sta annegando. Egli obbedisce senza esitazione né consapevolezza, corre attraverso l’acqua per portare in salvo il suo amico sulla spiaggia. Alla fine della storia Placido racconta di aver “visto” Benedetto in Mauro nel momento del salvataggio. L’affresco riesce naturalmente a mostrare tutto questo simultaneamente: l’incarico dato a Mauro, la corsa sull’acqua, la percezione di Placido dell’unione di coscienza tra maestro e discepolo. Tutte le fasi vengono rappresentate come un’unità. Mauro si meravigliò di quanto aveva fatto. Non poteva trattarsi di un miracolo, egli disse, perché non aveva coscienza di ciò che stava facendo!

Il mantra conduce ad un’obbedienza di semplice unione nella quale il miracolo della vita si verifica così profondamente dentro di noi che la forza del pensiero non riesce a rilevarlo. Noi ci liberiamo della forza del pensiero in favore della forza dell’amore. “Non possiamo conoscere Dio col pensiero ma solo attraverso l’amore”. Con la forza dell’amore le nostre menti si liberano dai modelli del passato e la nostra stessa esistenza si riempie della totalità di Dio.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Willigis Jager, “Alla riceca del significato della vita” - SEARCH FOR THE MEANING OF LIFE: ESSAYS AND REFLECTIONS ON THE MYSTICAL EXPERIENCE (Liguori, MO: Triumph Books, 1995), p. 193

Rabbi Yehudi raccontò una storia che lo riguardava personalmente: “Quando avevo 13 anni, mi trovai all’improvviso a dover affrontare dei momenti difficili con la Torah, e quando ne ebbi 18, fui considerato un 'grande della Torah'. Mi apparve allora chiaro che una persona non può giungere allo scopo imparando da solo. Io compresi ciò che si diceva del nostro padre Abramo, come egli studiò il sole, la luna e le stelle e non trovò Dio in nessun luogo, e come invece la presenza di Dio gli fu rivelata proprio da questa non-scoperta. Cercai ancora a lungo fino a che giunsi alla verità della non-scoperta”.