Letture Settimanali
settimana del 25 maggio 2008

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'La luce del sé'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, da LUCE INTERIORE (Ed. Appunti di Viaggio, 1989),
p. 133-136

Un grande motivo di tristezza e sofferenza è l’incapacità di comunicare. Molto spesso, ciò che tentiamo di esprimere, o il mezzo usato per esprimerlo, distorcono quello che sentiamo o intendiamo. Fallire ripetutamente nella comunicazione può aggravare la sensazione tremenda di non riuscire a comunicare ciò che realmente sentiamo o intendiamo. Se abbiamo la sensazione che il nostro sé reale è costantemente isolato rispetto agli altri e che ci è impossibile comunicare i nostri sentimenti più profondi, allora siamo nell'isolamento che è alla base di ogni solitudine e paura. Uno degli effetti più potenti della meditazione è che essa affronta in modo diretto questo amaro senso di isolamento...

Facendo meditazione, lo risvegliamo, e questa volta non possiamo nasconderlo. Non possiamo distrarci da esso se continuiamo a meditare. La meditazione ci mette di fronte ad una dura ed essenziale verità: se vuoi essere pienamente umano, devi convincerti che se non riesci a comunicare il tuo vero essere agli altri, è perché non hai ancora preso contatto con esso. Se ci sentiamo separati da chi ci circonda, è perché siamo separati da noi stessi. Soltanto quando sappiamo chi siamo e possiamo quindi essere chi siamo, solo allora siamo in grado di comunicare noi stessi agli altri... Per riuscire in questo, ci vuole una discreta dose di lavoro effettivo, di perseveranza nella meditazione.

La perseveranza ci porta a chiederci "Cos'è in realtà che ci trattiene dal contatto con il nostro vero sé?”. La meditazione ci risponde in maniera molto semplice. Una risposta non facile, ma semplice: "Nulla". Nulla si frappone tra noi e il nostro sé reale. Niente, eccetto tuttavia la falsa idea che qualcosa si frappone, di fatto, fra noi e il sé. La falsa idea è quello che chiamiamo "ego".

Ogni seduta di meditazione, mattina e sera, rimuove un'ulteriore stratificazione di falsa autocoscienza. In primo luogo impariamo a lasciare andare tutte le idee. Poi, con il successivo strato di coscienza, ci distacchiamo dall’immaginazione e mettiamo da parte tutte le immagini. Una volta fatto questo, siamo semplicemente noi stessi, senza stratificazioni, nudi. Questo intendeva Gesù parlando di "povertà in spirito"...

E’ una povertà di spirito meravigliosa. E’ un sentiero corroborante da seguire. Se a volte diventa aspro, non per questo è meno gioioso, bello e sereno. E’ una povertà stupenda, perché ci consente di scorgere la luce del nostro vero sé e di comprendere che noi siamo quella luce. Il mantra, al di là delle stratificazioni del pensiero, del linguaggio e dell'immaginazione, ci conduce alla luce pura della piena consapevolezza. Il mantra è molto semplice. E’ simile al segnale acustico che guida un aeroplano ad atterrare nella nebbia, perchè è seguendo il segnale che l'aereo resta nel percorso giusto. Se hai lavorato con un computer, puoi pensare al mantra come al piccolo puntatore sul video, al cursore che segue e al tempo stesso guida la mente dell'operatore. Il mantra è semplicemente il punto focale che ci guida al centro, dove risplende la luce del vero sé.

Man mano che progredisci, può darsi che tu non avverta ciò che accade durante la meditazione, ma non preoccuparti e non aspettarti che accada qualcosa. Se perseveri la tua stessa vita comincerà lentamente, ma profondamente, a risplendere della luce interiore che stai scoprendo e capirai che la luce è presente in ogni cosa.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da “Alba”, di Mary Oliver, NEW AND SELECTED POEMS (Boston: Beacon, 1992), p. 125-6

ALBA

Puoi morire
per essa –
un’idea,
o per il mondo. Molti
lo hanno fatto,
splendidamente,
lasciando
che i loro piccoli corpi condannati
al rogo,
generassero
un indimenticabile
fascio di luce. Ma
questa mattina,
risalendo le colline a me familiari
nel familiare
tessuto dell’alba, ho pensato
alla Cina,
e all’India
e all’Europa, e ho pensato
come il sole
scintilla
per tutti
così gioiosamente
mentre si alza
sotto le ciglia
dei miei occhi, e ho pensato:
sono tutto questo!
Qual è il mio nome?
Qual è il nome
del profondo respiro che prendo
ogni volta sempre nuovo
per tutti noi? Chiamalo
come vuoi, è
felicità, è un altro modo
di entrare
nel fuoco.