Letture
Settimanali Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader) 'Purezza di cuore' Un estratto da John Main OSB, WORD MADE FLESH (London: Darton, Longman & Todd, 1993), p. 58-59 Si pensa alla libertà come libertà di fare ciò che desideriamo. Ma anche la più rudimentale esperienza di meditazione ci dimostra che la libertà non è essenzialmente il potere di fare, ma la libertà di essere ciò che siamo: i redenti, gli amati di Cristo.
Per essere ciò che siamo, dobbiamo stabilire un rapporto. A volte scopriamo – e in modo doloroso – che non possiamo essere noi stessi se siamo in uno stato di isolamento. Il rapporto fondamentale della vita è il nostro rapporto con Dio, e la meditazione è il nostro impegno. La preghiera potrebbe essere descritta come l’attenzione non egoistica che noi portiamo in questa relazione, nella quale tutte le relazioni trovano la loro origine. Durante la meditazione non pensiamo a noi stessi. Tendiamo a Dio. Anche pensare a Dio può condurre ad un pensiero egoistico. Gesù dice “soltanto Dio è buono”; Dio è bontà che trascende il concetto umano di “buono”. La meraviglia della preghiera è che, in questo stato di attenzione non egoistico, entriamo nella bontà di Dio e diveniamo noi stessi buoni; non attraverso una qualsiasi lotta platonica ma semplicemente perché entrando nello splendore dell’orbita della sua bontà. Ciò costituisce la base di tutta la moralità: non cerchiamo di imitare la bontà di Dio ma prendiamo parte alla bontà di Dio. Gli antichi Padri la chiamavano “purezza di cuore”. La raggiungiamo quando il nostro cuore è purificato da ogni desiderio, incluso il desiderio di Dio. Non dovremmo desiderare di possedere Dio o di possedere la saggezza o la felicità. Il desiderio stesso ci impedisce di godere di tutto questo. Dovremmo piuttosto, semplicemente e in uno stato di quiete, essere chi siamo ed essere contenti di essere buoni perché siamo in Dio. Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione. Dopo la meditazione Una selezione da Thomas Merton, THE HIDDEN GROUND OF LOVE: Letters on Religious Experience and Social Concern, ed. Wm. Shannon (New York: Farrar, Straus, 1985, pp. 157, 159) L’amore é l’epifania di Dio nella nostra povertà. La vita contemplativa è quindi la ricerca della pace – non nell’astratta esclusione della realtà esterna, non nella triste chiusura dei sensi davanti al mondo, ma nell’apertura dell’amore. Tutto ha inizio con l’accettazione di me stesso nella mia povertà e nella mia disperata ricerca per capire che dove è Dio non c’è disperazione… che nulla può cambiare l’amore che Dio ha per me… non c’è necessità di capire il perché di tutto ciò o di dare una spiegazione ai problemi che sembrano sorgere. Nei nostri cuori esiste una naturale certezza, una certezza che dice che nella misura in cui noi esistiamo siamo continuamente abitati da Dio. |