Letture Settimanali
settimana del 22 ottobre 2006

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'Preghiera come incontro: Cristiani e Mussulmani insieme'

Un estratto da Laurence Freeman OSB: Tablet settembre 2006

Quando Caino sta per uccidere il fratello, consumato “dalla tristezza e dalla rabbia” - reazioni che si fanno presenti quando si sperimenta un vissuto di rifiuto - Dio interviene e gli chiede “Perché sei triste e arrabbiato”? – Ecco la proposta di dialogo razionale di cui parla il Papa. Ma poi Dio dice qualcosa che in questa controversia è stato trascurato e che riguarda la dimensione trascendente della religione: Dio esorta Caino ad aspettare e a tenere a bada il demone “che sta rannicchiato alla porta, o lo sopraffarà”. La preghiera è quell’aspettare. È qualcosa di simile al coraggio della non-violenza, che, come disse Ghandi, richiede la più alta forma di forza. La trascendenza è nata da questa profonda pazienza.
La pazienza non solo non interrompe qualcuno o non ti fa arrabbiare quando il treno è in ritardo o il computer non va. Controllare la pazienza è una pratica della verità ancora più profonda della stessa virtù della pazienza. (Il suo significato è molto chiaro quando lo vediamo applicato nella parola “passione” – in riferimento, ad esempio, alla passione di Cristo.)
Per strano che possa sembrare vi è passione nell’aspettare. I monaci e gli accademici presenti come relatori alla conferenza, hanno illustrato proprio questo processo attraverso le parole dei mistici delle nostre tradizioni cristiane e sannite, ortodosse e sciite – i cui diversi temi si armonizzavano nell’esperienza essenziale di tutte le preghiere che si racchiude in una sola parola: Amore. I religiosi trascurano facilmente l’ovvio e questo è la cosa più ovvia e più necessaria da ricordare. Coloro che non amano non sanno niente di Dio. Questo non è un ragionamento metafisico ma piuttosto un ragionamento del cuore. La nostra più universale esperienza umana insegna l’importanza dell’Amore fin dall’inizio della vita e senza di esso la vita è insopportabile. Amore è trascendenza, è il rientrare nella coscienza attraverso l’atto della paziente attenzione dell’altro. I genitori lo fanno, gli amanti lo fanno e le persone religiose devono farlo anch’esse se vogliono essere autentiche.

Il modo in cui si prega è il modo in cui si vive. Viviamo nel potere della trascendenza se preghiamo in profondità. Non solo salat e liturgia, ma contemplazione. L’intero scopo di questa vita, diceva S. Agostino, è aprire l’occhio del cuore con il quale vediamo Dio. La trascendenza ci rende più umani perché esaudisce questo progetto umano. I mezzi ce li insegna la religione, se non si pone erroneamente come fine, e i mezzi sono l’attesa, la pazienza, la calma e il silenzio - particolarmente importante in un’epoca di comunicazione istantanea.

S. Benedetto dice che lo spirito del silenzio è così importante che il permesso di parlare dovrebbe essere concesso raramente anche ai buoni discepoli perché “nel molto parlare non si sfugge al peccato”. Il Razionalismo, il logos linguistico, è una metà della via della pace- come illustra in modo eloquente Papa Benedetto. S. Benedetto comunque, enfatizza l’altra metà che è la trascendenza alla presenza del mistero che parla nel silenzio.

Abbiamo pregato secondo lo salat e recitato preghiere cristiane. Ma siamo anche rimasti in silenzio per la meditazione – noi la chiamiamo preghiera del cuore e loro la chiamano Dhkir. Riduce molte parole ad una sola, in una ricca povertà di spirito. In questo silenzio abbiamo toccato un’universalità che le parole solitamente sanno solo indicare. Non è stata una fuga dalla realtà ma un abbraccio alla realtà divina che entrambi conosciamo come Amore. I rapporti vengono cambiati da questa esperienza di silenzio e trascendenza, in modi che le parole non riescono ad ottenere. Viviamo assieme in un modo nuovo quando assieme abbiamo pazientato nel silenzio dell’amore.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Rumi, “Heart-Knowing and the Jasmine Scent of Feeling Near to God,” THE SOUL OF RUMI: A NEW COLLECTION OF ECSTATIC POEMS, tr. Coleman Barks (New York: HarperCollins, 2001), p. 324

I sufi la chiamano "conoscenza con il cuore"
per nasconderla a coloro che non sentono.
Avviene attraverso il cuore.
E' questa la via percorsa da Dio.
Non è possibile commettere errori
quando la tua consapevolezza
risiede nel tuo amore, e il tuo amore è in Dio.