Letture Settimanali
settimana del 21 maggio 2006

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'Carissimi Amici'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, Christian Meditation Newsletter, Vol. 29, N. 2;
giugno 2005, p. 4-5

Inizialmente, il lavoro di auto-conoscenza comporta la difficoltà di affrontare la nostra immagine poco attraente, riflessa dallo specchio della mente. Ci sembra di vedere solo i nostri difetti, la nostra distrazione, il nostro ego senza fine. Tutto il lavoro intrapreso può sembrarci inutile e possiamo giungere ad un sentimento di scoraggiamento e alla tentazione di abbandonare la nostra pratica quotidiana. A questo punto cominceremo ad essere convinti del fatto che: “Sono troppo occupato per meditare; ricomincerò in un altro momento della mia vita;ora devo provare qualcosa di nuovo”. Oppure, ci sarà la tentazione di ingannare noi stessi pensando che stiamo realmente meditando (rinunciando al nostro sé) mentre nei fatti stiamo solo cercando rifugio in un angolino confortevole del nostro ego, cercando consolazioni interiori e aggrappandoci ad esse. Le ragioni per non meditare sono tante – e piacevoli – e mostrano che la grazia divina ci deve rendere perseveranti.

Ad un certo punto,tuttavia, comprendiamo che la consapevolezza non consiste nel guardare la nostra immagine riflessa nello specchio della mente. Non significa vedere noi stessi nello specchio dell’altro. Questo è solo il primo passo. Il passo successivo, nella consapevolezza dell’amore altruista, è passare attraverso lo specchio, perdere noi stessi nell’altro. A mala pena comprendiamo il sacrificio che stiamo facendo. Alla fine, troviamo noi stessi nell’altro e attraverso l’altro. Ma ben presto ricomincia lo stato di smarrimento. Si sale e subito si scende. A volte, questo salire e scendere dalla collina della verità, ci appare privo di valore. Ma ecco che una nuova fonte di gioia dentro di noi, il rinnovamento stesso della nostra nuova creazione, diventa segno inconfutabile che tutto ciò ha un significato. Solo per un semplice sentimento di gioia, l’uomo che trovò il tesoro sepolto nel campo andò a vendere tutto ciò che possedeva. Per questa stessa gioia, la donna che ritrovò la moneta perduta, festeggiò con gli amici e con i vicini.

Questa dimensione di auto-conoscenza dell’uomo, è qualcosa che anche Gesù conosceva. L’autorità del suo insegnamento è data dall’umiltà della sua auto-conoscenza, che Egli scoprì amandoci. Egli ci dice che anche quando noi amiamo la persona più insignificante, noi amiamo Lui… (Mt 25). Ciò non significa che l’altro, oggetto del nostro amore, non sia realmente lì o smetta di avere importanza per noi quando “vediamo” Gesù in lui. Si tratta di qualcosa di più profondo e misterioso di questo. Significa che la persona che amiamo rappresenta il terreno stesso nel quale noi troviamo Gesù e nel quale perdiamo e troviamo noi stessi.

L’isolamento non è per noi la salvezza. Il Cristiano Cartesiano che sostiene di raggiungere la salvezza attraverso l’esclusione degli altri, nega la grazia divina e la meraviglia di Cristo, nonché il cuore calorosamente umano del Vangelo. A volte, la cristianità muta direzione passando dalla condanna alla discolpa. Ma il perdono, cuore del Vangelo, è più di questo. Non è il solo assolvere una persona o concedergli una tregua. Cristo è molto più serio. La misericordia precede il pentimento. L’amore passa sopra al giudizio e l’ego umano resta senza parole davanti alla grazia della vera divinità.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da “Landscape,” Mary Oliver, NEW AND SELECTED POEMS (Boston: Beacon Press, 1992), p. 129

PAESAGGIO

Non è forse evidente che gli strati di muschio,
che pure non possono parlare, potrebbero,
se lo volessero conversare per tutto il giorno circa la
pazienza spirituale? Non è ovvio che le querce nere
che stanno lungo il sentiero sono lì come se fossero i più fragili tra i fiori?
Ogni mattina io cammino intorno allo stagno, pensando:
se le porte del mio cuore si dovessero chiudere, non sarei più nulla.
Ogni mattina, fino ad ora, sono viva. Ed ora i corvi rompono
la quiete dell’oscurità ed irrompono nel cielo –
come se durante tutta la notte avessero pensato a come
avrebbero voluto la loro vita, e avessero immaginato le loro forti
e spesse ali.