Letture Settimanali
settimana del 20 aprile 2008

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'La precisione del sacrificio'

Un estratto da John Main OSB, “The Accuracy of Sacrifice,” MOMENT OF CHRIST (New York: Continuum, 1998), p. 113-114

La sfida della meditazione è che ci mette di fronte alla fondamentale domanda redentiva: “Cerchiamo Dio o cerchiamo noi stessi?”. Un’altro modo di porla sarebbe: “Cerchiamo il nostro destino oltre i nostri ristretti limiti, cerchiamo di definirci puramente all’interno delle nostre risorse, o cerchiamo il nostro destino oltre noi stessi, in Dio?” La nostra meditazione riguarda questo cercare di rompere i limiti che ci sono imposti dal nostro egoismo…
 
La sfida per noi è di non rifiutare il mondo né noi stessi. La sfida è di imparare il sacrificio. Nel sacrificio offriamo qualcosa a Dio, e nella legge ebraica veniva offerto tutto. Si chiamava olocausto. Nulla veniva trattenuto. Tutto veniva dato a Dio. Questo è quello che la nostra meditazione fa della nostra vita.
 
Il mantra, la meditazione, ci permettono di perdere noi stessi completamente, di offrirci completamente, nella nostra interezza, a Dio. Ci aiutano a divenire un olocausto nel quale tutto ciò che siamo è offerto a Dio incondizionatamente. Ecco perché manteniamo solo il suono del mantra. Quando arriva il momento, siamo preparati a lasciare anche quello, perché nella meditazione siamo interamente a disposizione di Dio. Esistiamo solo in sua presenza e siamo alla sua presenza per la sua generosità.
 
La cosa meravigliosa della meditazione è che in questo sacrificio di se stessi e perdita di sé, la sua Presenza diventa la nostra presenza e la sua generosità diventa la nostra generosità. Perseverando nella meditazione la perdita del sé diventa sempre più completa, il sacrificio diventa sempre più perfetto e così la generosità aumenta costantemente.
 
Questo è il motivo per cui vi sottolineo così spesso l’importanza di dire il vostro mantra dall’inizio alla fine del periodo di meditazione. Nessun pensiero, nessuna parola, nessuna immagine, nessuna idea. Ricordate l’olocausto, il sacrificio. Ora forse questo è la cosa più grande che possiamo fare come essere umani coscienti – offrire la nostra consapevolezza a Dio. Nell’offrirla, diveniamo totalmente consapevoli.
 
Questa è l’esperienza di San Paolo quando parla della vicinanza di Dio: “La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Fil. 4,7) Quello che dobbiamo imparare è cercare questa pace in modo assoluto.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Mary Oliver, “The Teachers” in RED BIRD (Boston: Beacon Press, 2008), p. 27-28

I maestri
 
Il gufo nel primo mattino,
il tordo beffeggiatore nella calura
i raggi obliqui di un pomeriggio di sole
proclamano così semplicemente
 
al mondo
ciò che provo ma ancora
non sono stata capace  
di dire a parole,
 
io non vado
lontano dalla scuola
con il  soffitto
stellato o blu.
 
e ascolto questi maestri
e altri ancora –
il vento fra gli alberi
e l’acqua delle onde –
 
perché sono loro a condurmi
dall’aridità del sé
in cui mi affatico
con i pregiudizi del linguaggio –
 
sola, come lo siamo tutti
al singolare,
ascolto attentamente
le esuberanze
 
del tordo beffeggiatore e del gufo,
le onde e i venti.
E poi, come pace dopo un’oratoria perfetta,
la calma.