Letture Settimanali
settimana del 1 ottobre 2006

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'Due parole dal passato'

Un estratto da John Main OSB, IL CUORE DELLA CREAZIONE (2006 Ed. Appunti di Viaggio, Roma)

I Padri del deserto scoprirono presto che uno degli ostacoli che ogni uomo e donna di preghiera deve superare è l’accidia. L’accidia è un concetto psicologico abbastanza complesso che racchiude le nozioni di noia, aridità, mancanza di soddisfazione, senso di disperazione, di incapacità a raggiungere un traguardo. Credo che ognuno di noi abbia in una certa misura familiarità con queste manifestazioni dell’ego. In effetti il concetto di accidia è un concetto senza dubbio moderno. La gente della nostra società si annoia facilmente. La noia ci rende irrequieti ed incostanti nei nostri impegni. Proprio come i primi monaci che di tanto in tanto si facevano quattro passi ad Alessandria per distrarsi un po’ così noi, oggi, siamo abituati a guardarci intorno alla ricerca di una qualche distrazione. Coloro tra noi che hanno scoperto il cammino della meditazione si sentirà spesso attrarre da un’inclinazione contraria: quella di togliere il collo dal giogo e riposare un istante. Siamo tutti in cerca di distrazioni, stanchi della monotonia del nostro impegno quotidiano in un pellegrinaggio che ci mette alla prova con lunghi periodi in cui non accade niente.
Recentemente, un giovane è venuto a trovarmi e mi ha detto, “Come puoi sopportare di guardare fuori e vedere ogni giorno la stessa cosa?” La vera domanda forse doveva essere “Come mai vediamo sempre tante cose diverse guardando ogni giorno dalla stessa finestra?” I Padri sapevano che la noia nasce dal desiderio, il desiderio di appagamento o di successo, di qualcosa di nuovo, di un cambiamento nell’ambiente o nella propria attività, un desiderio di avere nuove relazioni, un nuovo giocattolo, o di qualsiasi altra cosa.

La preghiera pura riduce il desiderio. Nel silenzio immobile della preghiera, più intenso man mano ci avviciniamo alla Fonte di tutto ciò che è, che può essere, siamo così pieni di meraviglia che non c’è più spazio per il desiderio. Non è tanto il fatto di trascendere il desiderio ma piuttosto il fatto che non c’è più spazio per lui. Tutto il nostro spazio è stato riempito dalla meraviglia di Dio. L’attenzione che si perde nel desiderare, viene richiamata e assorbita in Dio…

Attraverso la meditazione, perdiamo il desiderio di esercitare un controllo, di possedere, di dominare. Cerchiamo soltanto di essere ciò che siamo ed essendo la persona che siamo, siamo aperti al Dio che é. Questo è il risultato dell’apertura, riempita con la meraviglia e col potere e l’energia di Dio, che è il potere di essere e l’energia di essere innamorati. E quando si è innamorati, non ci si annoia mai.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Un brano da Shvetashvatara Upanishad (versi 3, 8, 10 e 12), tr. E. Easwaran, THE UPANISHADS (Tomales, CA: Nilgiri Press, 1987), p. 217-218

Nella profondità della meditazione, i saggi videro
dentro se stessi, il Dio dell’Amore
che dimora nel cuore di ogni creatura.
Nel profondo dei cuori di ognuno egli dimora…
Il Signore dell’Amore tiene il mondo tra le sue mani,
composto da ciò che è mutevole e immutevole,
manifesto e non manifesto.
Un sé separato, non ancora cosciente del Signore,
corre dietro al piacere,e in questo modo è sempre più prigioniero.
Quando vede il Signore, ecco la fine della schiavitù.
Tutto è mutevole nel mondo dei sensi,
ma immutevole è il Signore dell’Amore.
Meditate su di lui, fatevi assorbire in lui,
Risvegliatevi dal sonno della separazione.
Impara a conoscerlo, e conservalo sempre
gelosamente nel tuo cuore.
In verità, non vi è nulla di più da conoscere nella vita.
Meditate e capirete quanto questo mondo sia
Pieno della presenza di Dio.