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Settimanali Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader) 'Carissimi Amici' Un estratto da Laurence Freeman OSB – Christian Meditation Newsletter; Vol. 30, No. 1; marzo 2006
La tossicodipendenza è semplicemente la tragica conseguenza di un’identità sbagliata. Pensiamo che l’uso di queste sostanze ci avrebbe aiutato a trovare ciò che stiamo cercando. Abbiamo capito solo dopo che si trattava di un demone mascherato da angelo della luce, ed ora siamo rimasti attaccati all’amo. La nostra sete di Dio è stata deviata e noi ci ritroviamo a bere veleno. Quando Cortez, invasore spagnolo del 16° secolo, arrivò per primo in Messico, gli Aztechi ebbero l’impressione che egli fosse il coronamento delle loro profezie religiose. Lo abbracciarono e gli diedero il benvenuto. Più tardi,e all’intero prezzo della loro stessa cultura, scoprirono che era troppo tardi. Noi ci aggrappiamo sempre ai nostri redentori immaginari, inconsapevoli del fatto che nessun vero redentore permetterebbe a qualcuno di restargli aggrappato. “Non mi trattenere… non sono ancora asceso al Padre mio”. Il vero guaritore permette il rapporto interpersonale, ma fà in modo che esso non si trasformi in dipendenza. Dai primi Cristiani, Gesù veniva considerato un medico dell’animo umano piuttosto che il fondatore di una nuova religione. Il profondo significato della sua domanda “Voi, chi pensate che io sia?” - e tutti quei livelli di identità che si sono aperti di conseguenza – vanno ricercati nella libertà che egli offriva a coloro che imparavano dalla sua gentilezza e umiltà. Ciò fu possibile soprattutto per coloro che accettavano il lieve vincolo della sua amicizia. Rinunciare a questa libertà per un’altra dipendenza significa non riuscire a riconoscerlo". “Egli era nel mondo; ma il mondo, sebbene dovesse a Lui la sua esistenza, non lo riconobbe”. Questa frase suona per noi oggi come un avvertimento nonché come una descrizione di ciò che accadde durante la sua vita temporale. Essa si rivolge soprattutto ai Cristiani che ancora oggi lo trasformano in un altro dio o idolo, piuttosto che a quei veri cercatori che ancora non sanno come riuscire a capirlo. Egli non potrebbe essere più chiaro: egli offre sé stesso come una strada che, al livello più profondo, può essere percepita come l’obiettivo stesso. “Credere in me non vuol dire credere in me ma in Colui che mi ha mandato. Vedere me vuol dire vedere colui che mi ha mandato” (Gv. 12,44). In queste parole il paradosso viene facilmente eliminato. Noi preferiamo certezze razionali e determinabili. E’ altresì facile dissipare con una risata ciò che sembra sfidare i nostri modi familiari di pensare e di percepire la realtà. E se quei modi familiari di percezione invertissero effettivamente la realtà? E se ciò che noi chiamiamo libertà fosse in effetti dipendenza?... I maestri del deserto avevano capito che per affrontare le aspre verità della nostra illusione e le dipendenze dovevano passare attraverso molte tentazioni. Essi la definivano “lotta con i demoni” ma sapevano che i demoni sono dentro di noi. Noi evitiamo la lotta gettandoli fuori. L’integrità della persona, la libertà di essere noi stessi e di amare gli altri, viene perfezionata dalla prova che noi affrontiamo ogniqualvolta ci sediamo per fare il lavoro del silenzio. Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione. Dopo la meditazione Una selezione da “The Soul’s Friend,” THE SOUL OF RUMI: A NEW COLLECTION OF ECSTATIC POEMS, trans. Coleman Barks (New York: HarperCollins, 2001), p. 190 Ascolta il tuo sé essenziale, l’Amico:
quando ti senti bramoso, |