Letture Settimanali
settimana del 14 gennaio 2007

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'Dodicesima lettera'

Un estratto da Laurence Freeman OSB– WEB OF SILENCE (Londra: DLT, 1996), p. 132-134

Chiunque si sieda per stare quieto, entra in un primo livello di consapevolezza che sta poco al di sotto della normale consapevolezza quotidiana. Ma è duro dover costatare il livello di indisciplina e irrequietezza delle nostre menti agitate… Alcuni giorni sono meglio di altri, in termini di distrazione, ma anche questo dimostra come sia testarda la nostra superficie, quanto dipenda dalle condizioni esterne, quanto sia facile perdere la concentrazione. Dunque: noi ci sediamo, iniziamo a pronunciare il mantra con fede e attenzione ed entro tre secondi ci ritroviamo a compilare la lista della spesa, o a decidere cosa indossare la sera, a risentire le chiamate lasciate in segreteria…

La scoperta delle nostre distrazioni è umiliante. Ci aiuta a ricordare che il mantra è una scoperta universale – e perché mai Cassiano lo consigliava (lo chiamava “formula”) seicento anni fa? ... Al problema della nostra naturale distrazione, la società di oggi ha aggiunto una gigantesca quantità di informazioni e stimoli che dobbiamo affrontare tutti i giorni… Ed è questo il motivo per cui, una volta fatta la scoperta è facile scoraggiarsi ed allontanarsi dalla meditazione. “Non è il mio genere di spiritualità. Io non sono una persona disciplinata. Perché pregare deve diventare un lavoro?” Spesso questo scoraggiamento nasconde un sentimento di fallimento ed inadeguatezza, il lato debole del nostro ego che si rifiuta: “non sono buono nulla – nemmeno per meditare”.

Ciò di cui abbiamo bisogno in questa fase è un’intuizione del significato di meditazione e una sete di conoscenza che nascono da un livello di consapevolezza più profondo di quello al quale siamo attaccati. E’ in questa fase iniziale che incontriamo il tocco della grazia divina, sebbene non possiamo ancora riconoscerlo come tale. Essa giunge a noi sotto forma di insegnamento, di tradizione, di amicizia spirituale di ispirazione. Dentro di noi è sete intuitiva di esperienze più profonde. Cristo, che è dentro di noi come Spirito nella stessa misura in cui lo è al di fuori, sembra spingere dall’esterno e tirare dall’interno.

La meditazione è una strada di fede e di amore. Passando attraverso le sue diverse tappe, impariamo che la fede è qualcosa in più che il semplice “credere”. “Anche il diavolo crede in Dio”. Una eccessiva enfasi sull’ortodossia dogmatica riduce realmente la fede. La fede è essenzialmente l’impegno personale al rapporto – ecco perché nel linguaggio della fede si parla di amicizia e di fedeltà. La fede si sviluppa soltanto col tempo, eppure la sua crescita rivela un’unione d’amore più forte della morte, che è signora del tempo.

Se la meditazione cambia la nostra vita, non è attraverso la magia ma attraverso la fede. Il mantra diventa un sacramento di fede – un sacramento di rapporto e di unione. Imparando ed essere fedeli alle piccole cose, come per esempio la recitazione del mantra, noi impariamo ad essere fedeli in tutti i rapporti della vita. Come Gesù ha detto, si tratta di una strada stretta che va verso un’espansione infinita della nostra esistenza in Dio, alla quale siamo chiamati… Il viaggio non è mai noioso se lo facciamo con fede. La calma non è mai statica. E soprattutto, domina l’abbraccio grande di Cristo che tutto accetta. Egli rappresenta la porta, la meta e la via allo stesso tempo. Noi siamo sempre immersi in Cristo. Non esiste luogo in cui Egli non ci sia.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Laurence Freeman OSB - "Carissimi Amici ", WCCM Bollettino d'informazione Internazionale, agosto 1997

Un giorno, a Firenze, mi colpì un’immagine che dice qualcosa sul grande mistero dell'amicizia di Cristo con l’umanità: era la vista che si presentava dagli scalini della cripta della Abbazia di S. Miniato. Ero a metà della scalinata quando mi apparve la basilica in tutta la sua lunghezza,fino al termine della Chiesa. Un po’ più alto, avrei potuto godere la panoramica su Firenze che San Miniato domina dalla sua posizione in collina. Ma dal punto in cui mi trovavo in quel momento potevo vedere soltanto il cielo sereno e brillante incorniciato dalla scura intelaiatura della porta ed il buio dell’interno della chiesa. Non c'era nulla da vedere eccetto il vuoto chiaro e totale del cielo, luce pura, incorniciata da un’ombra.

Anche Gesù, una volta, descrisse sé stesso proprio come porta d'accesso attraverso la quale passiamo nell’immensità di Dio. E ce lo insegna attraverso la sua amicizia con noi ed attraverso gli amici.