Letture Settimanali
settimana del 12 marzo 2006

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'Undicesima lettera'

Un estratto da Laurence Freeman OSB - THE WEB OF SILENCE (London: Darton, Longman, Todd, 1996)

Proseguendo nel pellegrinaggio, la grazia, la fede e la semplicità del mantra, ci portano ad una pace profonda e alla serenità. La nostra esistenza cosciente diviene armoniosa e riflette, dal profondo del nostro essere, la calma e la gioia della vita risorta di Cristo. Il corpo e la mente sono in pace, come una coppia che dopo un forte litigio fa ritorno all’amore. La mente vede scemare via, via i suoi interminabili monologhi e le sue ansie esagerate. Ritorna una calma meravigliosa. La mente diventa silenziosa, sorpresa dalla propria capacità di restare calma …e dalla capacità di riuscire a lasciar andare i desideri compulsivi e le paure…

Ci sono momenti – passeggeri - durante i quali siamo del tutto lontani da noi stessi. Non addormentati, ma nemmeno pienamente vigili, per lo meno nel senso comune della parola. In quei momenti, il nostro comune stato di veglia assomiglia ad un sogno. L’“Io” che vuole trovare soddisfazione, è scomparso. “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. San Paolo che descrive questo stato trans-personale ed ego-trascendente è Buddista o Panteista? Chi era l’ Io che non viveva più? Chi è l’Io dentro il quale solo Cristo, l’immagine perfetta del Dio invisibile, vive?

Queste sono domande importanti e senza fine. Ma la loro importanza acquista peso solo dopo l’esperienza. Durante il semplice stato di unione, queste domande, come tutti i pensieri, vengono dissolte dalla pura e semplice presenza di “Colui che veramente è”. “Noi torniamo alla realtà di tutti i giorni e ricordiamo l’ultimo pensiero che abbiamo avuto prima di quest’esperienza – la nostra sete, lo scoperto bancario, i problemi con i nostri figli. Ben presto torniamo ai nostri pensieri di sempre. Dio diventa un obiettivo che tentiamo di raggiungere o capire, o un ricordo per il quale proviamo nostalgia, piuttosto che l’IO SONO dell’amore che inonda il nostro essere più recondito.

I primi monaci cristiani compresero bene questi momenti di passaggio della vita spirituale. Cassiano scrisse del “sonno letale” della preghiera, quando la mente si perde in un’attività sopita e in sensazioni attutite. E’ una forma simile a quella del “sonno del Getsemani” degli apostoli. Cassiano descrisse anche la “pax perniciosa”, un’ espressione forte che si riferisce ad una calma mentale ed emotiva alla quale cerchiamo di aggrapparci non appena ne diventiamo consapevoli. Nessuno di questi stati,estasi, sonno o consolazione, rappresentano l’obiettivo della preghiera. Per quanto affascinanti possano essere, o per quanto sia dolorosa la loro perdita, esiste un altro obiettivo. Una condizione di completa semplicità che richiede non meno che tutto, come disse Giuliana di Norwich.

Povertà di spirito, purezza di cuore. Lo stato congiunto delle Beatitudini. Vita in Cristo. E’ lo stato in cui la mente si unisce al cuore, non solo per pochi eterni momenti ma permanentemente e fermamente. Come una candela che brucia in un luogo privo di vento. Come l’uomo che costruisce la casa sulla roccia del vero “Sé” piuttosto che sulla sabbia dell’ego.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da “Shvetashvatara Upanishad,” in THE UPANISHADS

Il Signore dell’Amore, onnipresente, che dimora
nel cuore di ogni creatura vivente,
tutto misericordia, volge ogni volto a sé stesso.
Egli è il Signore supremo, che attraverso la sua grazia
ci spinge a cercarlo nei nostri cuori.
Egli è la luce che brilla in eterno.
Egli è il recondito Sé di tutti,
nascosto come una piccola fiamma nel cuore.
Soltanto con una mente quieta possiamo conoscerlo.
Coloro che lo comprendono vivono per sempre.