Letture Settimanali
settimana del 12 febbraio 2006

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'La meditazione'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, GESU' IL MAESTRO INTERIORE (Ed. Dehoniane, Bologna - 2004), p. 263-264

Gesù, quando ci esorta a non preoccuparci, non intende negare la realtà dei problemi quotidiani. Ci invita ad abbandonare l'ansietà, non la realtà. E' faticoso imparare a non preoccuparsi... Così, perfino la mente moderna, nonostante la sua "malattia per carenza di attenzione", possiede la capacità naturale di stare tranquilla e superare le proprie fissazioni. Nella profondità scopre la propria chiarezza, dove è in pace, libera dall’ansia. Molti di noi hanno circa una mezza dozzina di ansietà preferite,simili a zuccheri amari che succhiamo in continuazione. Saremmo spaventati, se ne restassimo privi. Gesù ci sfida a superare la paura di perdere l’ansietà, la paura che abbiamo della stessa pace. La pratica della meditazione è un modo per applicare il suo insegnamento sulla preghiera; dimostra, attraverso l’esperienza, che la mente umana può veramente decidere di non preoccuparsi.

Ciò non significa che possiamo fare il vuoto nella nostra mente e allontanare tutti i pensieri a piacimento. Nella meditazione noi rimaniamo distratti e tuttavia liberi dalla distrazione. Questo avviene perché - anche se all'inizio in minima parte - siamo liberi di scegliere dove concentrare la nostra attenzione. A poco a poco, la disciplina della pratica quotidiana rafforza questa libertà. Sarebbe puerile pensare che questo scopo si possa raggiungere pienamente in breve tempo. Rimarremo distratti a lungo. Ci abitueremo presto alle distrazioni, considerandole compagni di viaggio nel cammino della meditazione. Esse, però, non devono avere il sopravvento. Se decidiamo di ripetere il mantra fedelmente e di ritornarvi con tenacia ogni volta che ci capita di distrarci, esercitiamo la volontà di "fare attenzione".

Non è una scelta nel senso in cui scegliamo la marca particolare di un prodotto dallo scaffale di un supermercato. E' la scelta di impegnarsi. Il cammino del mantra è un atto di fede, non un movimento del potere dell’ego. All'interno di ogni atto di fede c’è una dichiarazione d’amore. La fede prepara il terreno affinchè il seme del mantra germogli nell'amore. Noi non creiamo da soli il miracolo della vita e della crescita, ma siamo responsabili del suo sviluppo. Per raggiungere la pace della mente e del cuore – il silenzio, la quiete e la semplicità – non si richiede la volontà di un professionista di alto livello, ma l’attenzione incondizionata e sostenuta e la fedeltà di un discepolo.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione da Mary Oliver “Five A.M. in the Pinewoods,” - NEW AND SELECTED POEMS (Boston: Beacon, 1992), p. 83-84

Avevo visto le loro impronte
tra gli aghi e sapevo che essi
avrebbero passato la lunga notte

ai piedi dei pini,
camminando come due donne silenziose e bellissime
verso il profondo dei boschi. Così

mi alzai nel buio e andai lì. Essi scesero
lentamente dalla collina e mi
guardarono, seduto sotto gli alberi blu.

Si avvicinarono timorosamente
e mi fissarono da sotto le loro lunghe
ciglia rosicchiando ciuffi di erbacce umide.

Questa non è una poesia ma un sogno,
sebbene lo potrebbe essere.

Questa è una poesia sul mondo che ci appartiene,
o potrebbe.

Infine, uno di loro – lo giuro! –
venne tra le mie braccia.

Ma l’altro spinse con forza il suo zoccolo tra
gli aghi di pino,
e andarono via, insieme, attraverso gli alberi.

Quando mi svegliai, ero solo,
stavo pensando:

è così che tu nuoti dentro di te,
è così che tu scorri fuori di te,
è così che tu preghi.