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Settimanali Archivio - Preleva questo documento in formato .pdf (Acrobat Reader) 'Deviare dal mantra' Un estratto da John Main OSB, "Deviare dal mantra", "Il Cuore della Creazione" (Appunti di Viaggio, Roma - 2006), p. 31-34 Per imparare a meditare, dobbiamo imparare ad essere umili... Che vuol dire essere umili? Vuol dire iniziare a rendersi conto che c'è una realtà al di fuori di noi, che è più grande di noi e ci contiene. Umiltà è semplicemente imparare a trovare il nostro posto in quella più grande realtà e ... imparare a vivere al nostro posto. La prima cosa da comprendere è che il vostro posto siete voi. Per affrontare la realtà intera, dobbiamo prima affrontare la nostra propria realtà. E' nell'immobilità della meditazione - l'immobilità del corpo e dello spirito che rivela l'unità di corpo e spirito - che accediamo all'esperienza della reale conoscenza di ciò che siamo. Arriviamo a conoscerlo con assoluta chiarezza e assoluta certezza. Solo a questo punto siamo pronti per il prossimo passo, che consiste nell'andare oltre noi stessi, nel sollevarci - risorgere - oltre noi stessi. La tragedia dell'egoista è che non conosce, uomo o donna che sia, il proprio posto. L'egoista pensa di essere al centro di tutto e vede tutto, in modo irreale, soltanto in relazione a se stesso.
La meditazione, e il costante ritorno ad essa, ogni giorno della nostra vita, è come aprirsi un varco verso la realtà. Una volta conosciuto il nostro posto, iniziamo a vedere ogni cosa in una nuova luce, perchè siamo diventati ciò che realmente siamo. E, diventando chi siamo, possiamo vedere ogni cosa così com'è e, di conseguenza, iniziare a vedere tutti gli altri così come sono. La meraviglia più autentica della meditazione è che iniziamo persino a vedere Dio così come Dio è. Pertanto, la meditazione è una via verso la stabilità. Attraverso la pratica e a partire dall'esperienza impariamo che essere radicati nel nostro essere essenziale è essere radicati in Dio, autore e principio di tutta la realtà. E non è poca cosa entrare nella realtà, diventare reali, diventare chi siamo, perchè in quell'esperienza siamo liberati da tutte le immagini che con tanta pervicacia ci infestano. Non dobbiamo essere l'immagine che qualcuno ha di noi, ma semplicemente la persona reale che siamo. La meditazione si pratica in solitudine, ma è la grande via per imparare ad essere in relazione. La ragione di questo paradosso è che, una volta entrati in contatto con la nostra propria realtà, abbiamo la fiducia esistenziale per uscire da noi stessi verso gli altri, per incontrarli al loro reale livello. Così l'elemento di solitudine della meditazione è, misteriosamente, il ero antidoto all'isolamento. Poiché siamo entrati in contatto con la nostra conformità alla realtà,non siamo più minacciati dall'alterità degli altri. Non siamo più alla continua ricerca di un'affermazione di noi stessi. Siamo alla ricerca dell'amore,cerchiamo la realtà degli altri... La meditazione è esigente. Dobbiamo imparare a meditare sia quando ce la sentiamo che quando non ce la sentiamo, sia che piova o nevichi oppure splenda il sole, qualunque cosa ci sia alla televisione o qualunque sorta di giornata abbiamo passato. Nella visione cristiana della meditazione ... scopriamo la realtà del grande paradosso che Gesù ci insegna: se vogliamo trovare le nostre vite, dobbiamo essere disposti a perderle. E' esattamente ciò che facciamo meditando. Troviamo noi stessi perchè siamo pronti a lasciar andare noi stessi, a gettarci in quelle profondità che presto rivelano di essere le profondità di Dio. Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione. Dopo la meditazione Una selezione da "The Lyric" di Tom Clark, da ‘Light & Shade: New and Selected Poems’. Minneapolis: Coffee House Press. Sofferenza, lamento un desiderio struggente di immemore, immerso e appagato – |