Letture Settimanali
settimana del 10 settembre 2006

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'Carissimi Amici'

Un estratto da Laurence Freeman OSB, Christian Meditation Newsletter

La pace interiore è difficile da trovare nei periodi di conflitto interiore e di paura. E’ altresì difficile restare seduti in tranquillità quando la mente e i sensi sono in subbuglio. In questi momenti è facile abbandonare la meditazione: proprio quando ne avremmo maggior bisogno. Può aiutarci comprendere che la meditazione non è soltanto per noi. Se lo fosse, saremmo solo dei “consumatori” spirituali. Il significato della contemplazione lo troviamo nei suoi frutti, soprattutto riguardo all’amore e al servizio per gli altri. Quando viviamo in uno stato di pace interiore noi ci offriamo agli altri con atteggiamento compassionevole. L’assenza di pace interiore fa sì che il nostro aiuto verso gli altri sia soggetto al desiderio dell’ego, alla rabbia e alla competitività. Dio è l’amore che allontana da noi la paura e quando incontriamo veramente quell’amore dentro noi, non possiamo fare del male al nostro prossimo.
La conoscenza profonda della nostra individualità, ci introduce al mistero dell’unicità umana – che è unità nella diversità. Finché non prenderemo coscienza e non abbracceremo la nostra propria unicità non potremo mai relazionarci con l’universale. Resteremo sempre intrappolati nella prigione dell’egocentrismo. La nostra individuale “santità” si deve realizzare prima di giungere alla comprensione della totalità nella quale si trova la nostra particolare esistenza, alla quale apparteniamo veramente. Cercare di afferrare l’universale,di parlarne, di esercitare un controllo su qualcuno, indica che non siamo ancora stati “afferrati” dall’universale.

Cosa significa “universale”? Gesù lo ha definito come la natura dell’amore divino che si offre imparzialmente a tutto ciò che è. Come il sole, esso risplende sul buono e sul cattivo. Dio,cioè, va oltre la moralità umana. Dio non lotta al mio fianco contro gli altri. Come la pioggia, l’amore divino cade sull’innocente e sul debole. Ciò significa che la giustizia di Dio va oltre ogni tentativo umano di essere giusti. Un stesso amore unisce il persecutore e la vittima. Dobbiamo prima sperimentare questa universalità, così come essa ci viene addosso. Essa riduce l’ego. Essa ci semplifica. Ci innalza al di sopra della complessità delle nostre vite mentre inonda la nostra intera esistenza partendo dal nostro punto più profondo. Solo allora saremo veramente coscienti. Poi, la doppia avventura umana della scoperta e della celebrazione ha inizio. Scopriamo che lo stesso amore è ovunque e abbraccia tutti, anche coloro che ancora non siamo in grado di amare. Ma infine riusciamo a vedere che anche loro possono essere amati. Celebriamo. Gioiamo nella bellezza inebriante che solo gli occhi di colui che ama può vedere. Allora noi avremo fatto veramente pace con noi stessi e con il mondo.

La pace non viene raggiunta sradicando e distruggendo il male. Quando prendiamo coscienza dei nostri vizi – rabbia, orgoglio, cupidigia, lussuria – il tentativo di distruggerli degenera facilmente in auto-ostilità. Dopo tutto, se non possiamo amare noi stessi, perché disturbarci ad amare gli altri? Invece di distruggere i nostri difetti, sarebbe meglio costruire pazientemente delle virtù – un lavoro più lento e difficile ma certamente molto più efficace. Ed evitando i pericoli dell’ipocrisia religiosa e del moralismo creiamo una personalità attiva più gradevole. Nascosti nei nostri difetti – la capacità di fare del male - ci sono anche i semi di molte virtù. Anche Il terrorista può aver avuto dentro di sé il seme della giustizia prima che la rabbia e la delusione prendessero il sopravvento. Quando facciamo la guerra a noi stessi (i più grandi fanatici religiosi sono pronti a ogni tipo di rinuncia) rischiamo un enorme danno collaterale: la distruzione dei nostri semi di virtù. Ogni tipo di violenza è un crimine contro l’umanità perché essa priva il mondo di bontà sconosciute.

Il primo passo per coltivare le virtù che potrebbero eventualmente sovrastare i vizi, è quello di stabilire la virtù della preghiera profonda e regolare. Attraverso questo ritmo silenzioso di preghiera, la saggezza penetra lentamente nelle nostre menti e nel nostro mondo. La saggezza è il potere universale che estrae il bene dal male. Si legge nel libro della Sapienza: “L'abbondanza dei saggi è la salvezza del mondo” (Sap 6,24). Il saggio conosce la differenza tra conoscenza di sé e auto-fissazione, tra distacco e durezza di cuore, tra punizione e crudeltà. Non esistono regole per la saggezza. Le regole non sono mai universali. Ma la virtù lo é.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dopo la meditazione

Una selezione dal ‘Libro della Sapienza’ (Sap 7, 21-29)

Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so,
poiché mi ha istruito la sapienza,
artefice di tutte le cose.
In essa c’è uno spirito intelligente, santo,
unico, molteplice, sottile,
mobile, penetrante, senza macchia,
terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
libero, benefico, amico dell’uomo,
stabile, sicuro, senz’affanni,
onnipotente, onniveggente
e che pervade tutti gli spiriti
intelligenti, puri, sottilissimi.
La sapienza è il più agile di tutti i moti;
per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa.
E’ un’emanazione della potenza di Dio,
un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente,
per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra.
E’ un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell’attività di Dio
e un’immagine della sua bontà.
Sebbene unica, essa può tutto;
pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova
e attraverso le età entrando nelle anime sante,
forma amici di Dio e profeti.
Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
Essa in realtà è più bella del sole
e supera ogni costellazione di astri;
paragonata alla luce, risulta superiore.