Letture
Settimanali
settimana
del 10 dicembre 2006
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'Anniversario di John Main'
Un
estratto da Laurence Freeman OSB – WCCM Newsletter, inverno, 1996
Forse uno dei dilemmi che confonde oggi la cristianità tradizionale é comunicare il vangelo in un modo non competitivo nell’ambito dei rapporti con altre fedi… Per il cristiano fondamentalista, ciò è privo di senso. Eppure, questo è ciò che sta accadendo intorno a noi. Lo Spirito sta cercando di insegnarci qualcosa. Forse la cristianità sta imparando che per essere veramente universale essa deve cercare e riconoscere se stessa in tutte le forme di esperienza spirituale umana nonché in ogni forma di evento spirituale…
Stiamo oggi entrando in una nuova era di dialogo religioso, di tolleranza, di reciproco rispetto nella quale impariamo l’uno dall’altro cose che non avremmo mai immaginato. I cristiani di oggi ritengono che essa sia compatibile con la personalità e l’esempio di Gesù. Egli non rifiutava nessuno, tollerava tutti e scorgeva il mistero di Dio in tutti e nella natura. Mangiava con coloro che avrebbe dovuto disprezzare; parlava con coloro che avrebbe dovuto evitare. Era aperto agli altri quanto lo era a Dio…
In Gesù, il tempo e l’eternità si intersecano, la Parola eterna diventa parola umana. Ma l’intersezione avviene nella umana povertà di spirito. La povertà è il punto “in cui il mistero infinito incontra l’esistenza concreta”. La povertà non è soltanto l’assenza delle cose, del nostro bisogno degli altri, di Dio. La condizione umana di necessità è universale. I ricchi e i potenti, come i poveri e gli emarginati, si trovano egualmente in una condizione di bisogno.
Il bisogno è semplicemente il forte sentimento che scaturisce in risposta alla situazione di interdipendenza. Noi non siamo separati l’uno dall’altro, e nemmeno da Dio. Il riconoscimento della nostra reciproca interdipendenza, è saggezza. La compassione è la pratica della nostra reciprocità. Durante la meditazione noi giungiamo ad un livello di realtà più profondo di quello che caratterizza la nostra superficie, dalle nostre menti guidate dall’ego che così spesso restano intrappolate nell’ illusione di una nostra indipendenza o di un possibile isolamento. Districarsi da questa rete rappresenta il lavoro quotidiano della meditazione ed anche il nuovo modello della pratica della presenza di Dio nella vita ordinaria, che si raggiunge attraverso una meditazione quotidiana.
Medita
per trenta minuti.
Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi
delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente,
comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'.
Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre
le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare
nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma
tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra
con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla
fine della tua meditazione.
Dopo la meditazione
Una selezione da Meister Eckhart, “The Essential Sermons,” citato in Willigis Jager, SEARCH FOR THE MEANING OF LIFE: Essays and Reflections on the Mystical Experiences (Liguori: Triumph Books, 1995)
Chiunque sia con Dio veramente e profondamente… è con Dio ovunque, in strada ed in compagnia, in chiesa o in luoghi solitari… Chi ha veramente presente Dio in tal modo, afferra Dio divinamente; per lui Dio risplende in tutte le cose; e ogni cosa ha il gusto di Dio. Una persona non può imparare questo fuggendo, schivando le cose e rinchiudendosi in una solitudine esteriore; ma deve praticare una solitudine di spirito, dovunque o con chiunque si trovi. Deve imparare a penetrare le cose ed afferrare Dio in loro.
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