Cristiani e Mussulmani alla Via della Pace
estratto dal Tablet settmebre 2006
Laurence Freeman, OSB

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La lectio del Papa è stata per il nostro evento annuale “La Via della Pace”, una benedizione “mista”. l’evento “Preghiera come Incontro” ha portato cristiani e mussulmani a pregare assieme e ad assaporare le ricchezze delle nostre tradizioni contemplative. All’apertura dell’incontro molti emails da amici della Comunità manifestavano preoccupazione che il fuoco della collera rovinasse la pace del nostro raduno. Forse grazie ai giovani presenti o forse grazie agli anziani - io per la verità penso sia stata la preghiera - sembrava di essere più vicini, più amici, e di godere di una condivisione spirituale a livello più profondo, proprio mentre le notizie diventavano più brutte.

Seduti per terra sul pavimento della moschea locale, la domenica sera dopo l’Isha, l’ultima delle cinque preghiere, abbiamo bevuto del tè, chiacchierato e ci siamo posti domande sulle nostre fedi che avremmo sempre voluto porci ma che sarebbero sembrate un’imbarazzante dimostrazione della nostra ignoranza.

Quando Caino sta per uccidere il fratello, consumato dalla “tristezza e rabbia” - reazioni presenti in ogni vissuto di rifiuto - Dio interviene e gli chiede “Perché sei triste e arrabbiato”? –Ecco la proposta di dialogo razionale di cui parla il Papa. Ma poi Dio dice qualcosa che in questa controversia è stato trascurato e che riguarda la dimensione trascendente della religione: Dio esorta Caino ad aspettare e a tenere a bada il demone “che sta rannicchiato alla porta, o lo sopraffarà”. La preghiera è quell’aspettare. È qualcosa di simile al coraggio della non-violenza, che – disse Ghandi - richiede la più alta forma di forza. La trascendenza è nata da questa profonda pazienza.
La pazienza non solo non interrompe qualcuno o non ti fa arrabbiare quando il treno è in ritardo o il computer non va. Controllare l’impazienza è una pratica della verità più profonda della virtù della pazienza. (Il suo significato è molto chiaro quando lo vediamo applicato nella parola “passione” – in riferimento, ad esempio, alla passione di Cristo.)
Per strano che possa sembrare vi è passione nell’aspettare. I monaci e gli accademici presenti come relatori alla conferenza, hanno illustrato proprio questo processo attraverso le parole dei mistici delle nostre tradizioni cristiane e sannite, ortodosse e sciite – i cui diversi temi si armonizzavano nell’esperienza essenziale di tutte le preghiere, in una sola parola: Amore. I religiosi trascurano facilmente l’ovvio e questo è la cosa più ovvia e più necessaria da ricordare. Coloro che non amano non sanno niente di Dio. Questo non è un ragionamento metafisico ma piuttosto la ragione del cuore. La nostra più universale esperienza umana insegna l’importanza dell’Amore fin dall’inizio della vita e senza di esso la vita è insopportabile. Amore è trascendenza,è il rientrare nella coscienza attraverso l’atto della paziente attenzione dell’altro. I genitori lo fanno, gli amanti lo fanno e le persone religiose devono farlo anch’esse se vogliono essere autentiche .

Il modo in cui si prega è il modo in cui si vive. Viviamo nel potere della trascendenza se preghiamo in profondità. Non solo salat e liturgia, ma contemplazione. L’intero scopo di questa vita, diceva S. Agostino, è aprire l’occhio del cuore con il quale vediamo Dio. La trascendenza ci rende più umani perché esaudisce questo progetto umano. I mezzi ce li insegna la religione, se non si pone erroneamente come fine, e i mezzi sono l’attesa, la pazienza, la calma e il silenzio - particolarmente importante in un’epoca di comunicazione istantanea.

S. Benedetto dice che lo spirito del silenzio è così importante che il permesso di parlare dovrebbe essere concesso raramente anche ai buoni discepoli perché “nel molto parlare non si sfugge al peccato”. Il Razionalismo, il logos linguistico, è una metà della via della pace- come illustra in modo eloquente Papa Benedetto. S. Benedetto comunque, enfatizza l’altra metà che è la trascendenza nella presenza del mistero la cui lingua è silenziosa.

Abbiamo pregato la salat e recitato preghiere cristiane. Ma siamo anche rimasti in silenzio per la meditazione – noi la chiamiamo preghiera del cuore e loro la chiamano Dhkir. Riduce molte parole ad una sola, in una ricca povertà di spirito. In questo silenzio toccammo un’universalità che le parole solitamente sanno solo indicare. Non è stata una fuga dalla realtà ma un abbraccio alla realtà divina che entrambi conosciamo come Amore. I rapporti vengono cambiati da questa esperienza di silenzio e trascendenza, in modi che le parole non riescono ad ottenere. Viviamo assieme in un modo nuovo quando assieme abbiamo pazientato nel silenzio dell’amore.